Outlander
Episode: Of Lost Things
Pictured: Sam Heughan, Hannah James

Outlander’ capisce quello che ‘Il trono di spade’ ha frainteso su violenza sessuale e consenso in TV

INSOMMA, NO VUOL DIRE NO

‘Outlander’ capisce quello che ‘Il trono di spade’ ha frainteso su violenza sessuale e consenso in TV

Nel rivisitare un episodio del libro in cui l’eroe violenta la partner, ‘Outlander’ ci mostra tutta l’evoluzione del tema del consenso in TV.

 

Quarto episodio della terza stagione di Outlander: Jamie Fraser fa sesso. Non che la notizia sia particolarmente sconvolgente. La serie della Starz è famosa, e ne ha tutti i meriti, per le sue celebri scene erotiche. Questa scena mostra però il cambiamento operato dall’adattamento del foglio stampato alla pellicola, e qui rivela una delle tensioni più affascinanti in Outlander, soprattutto in riferimento al modo in cui viene trattato il consenso tra Jamie e la partner Geneva.

La serie, ispirata alla saga di Diana Gabaldon, racconta della storia di una coppia di innamorati nati in due secoli diversi. Claire (Caitriona Balfe), l’eroina, è una donna del Novecento che si trova a viaggiare nel tempo; l’eroe Jamie (Sam Heughan) nasce nel Settecento. E la loro relazione si deve fare strada tra tutti gli stereotipi di genere di cui sono cariche le due epoche di provenienza.

Ma c’è una dislocazione temporale ben più intrigante di quella raccontata nella trama di Outlander. I primi tre romanzi , che troviamo riproposti nelle prime tre stagioni della serie televisiva, sono stati pubblicati negli anni Novanta. Nonostante Diana Gabaldon abbia dichiarato che i libri della serie Outlander non siano dei romanzi rosa, essi condividono comunque una parte del loro DNA con questo genere letterario, tra cui il tema ricorrente della seduzione forzata. Negli anni che dividono i libri dallo show televisivo, l’ampio dibattito culturale sul tema del consenso e della sua rappresentazione narrativa ha decisamente mutato la propria posizione.

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La seduzione forzata, a cui ci si riferisce anche con “dubbio del consenso”, si ha in quelle situazioni in cui l’eroe fa un’avance non richiesta alla riluttante protagonista che finisce per cedere all’entusiasmo del compagno. In altre parole, consiste nell’idea che “no” significhi “sì” quando l’eroe è attraente. Via col vento, pur non essendo un romanzo rosa, offre probabilmente il migliore esempio di seduzione forzata quando Rhett Butler obbliga una recalcitrante Scarlett O’Hara a un rapporto sessuale. “Lei urlava, soffocata contro di lui”, scrive Margaret Mitchell nel suo romanzo, “e lui… si chinò e la baciò con una tale brutalità… Improvvisamente, lei provò un forte brivido come non ne aveva mai provati…” Gli esempi più noti sono però offerti dai romanzi storici, come ad esempio Il fiore e la fiamma di Kathleen E. Woodiwiss, e tante altre pubblicazioni degli anni ottanta e novanta. È in questo contesto che nasce il termine bodice ripper (genere di romanzi in cui la protagonista femminile viene stuprata, NdT): durante la violenza, infatti, spesso il protagonista aggressore (“ripper”) strappava il bustino (“bodice”) dell’eroina.

Che sia un romanzo rosa o meno, Outlander contiene senza alcun dubbio degli elementi dei bodice ripper. Nel primo libro, Jamie punisce Claire con delle sculacciate dall’alta carica erotica, e diversi dei loro rapporti iniziano con una Claire riluttante o palesemente dissenziente. La scena con Geneva nel terzo libro (il quarto in Italia, NdT), pubblicato nel 1993, rientra anch’essa nella tradizione del “no vuol dire sì”. Ecco i fatti secondo il libro: “‘Fermo! È troppo grosso! Toglilo!’ In preda al panico, Geneva si dimena sotto di lui. Con un colpo sulla sua bocca, lui le dice la sola cosa coerente a cui potesse pensare. ‘No’, le dice in tono di sfida, e spinge”. Prima di questa scena, Geneva voleva fare l’amore con Jamie. In quel momento cambia idea, ma lui ignora il fatto che la donna revochi il proprio consenso.

L’alterazione di questa stessa scena nell’adattamento dal romanzo al piccolo schermo è palese. Nell’episodio “Delle cose perdute” della terza stagione, gli sceneggiatori di Outlander sembrano pienamente coscienti del fatto che il pubblico del 2017 mal sopporta che si ostentino quei momenti in cui il bello del racconto non accetta un “no” come risposta. Sullo schermo, prima del rapporto, Jamie dice a Geneva: “Non siamo obbligati a farlo. Potete cambiare idea se volete”. Il capovolgimento delle dinamiche del romanzo è così palese che Jamie non batte ciglio.

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Con questa modifica, la serie televisiva non sta soltanto rivedendo una scena di stupro sostanzialmente inutile. Riesce anche a togliere dal quadro la tesi di Diana Gabaldon secondo cui questo episodio del libro non farebbe di Jamie uno stupratore. La sua argomentazione si basa sul ricatto di Geneva. Per dare un contesto alla scena: Geneva, che non vuole donare la propria verginità all’anziano promesso sposo, minaccia Jamie, il quale è sotto falsa identità, di rivelare il suo vero nome qualora questi non si dovesse concedere a lei. (Nel libro, la donna si fa prendere dal panico durante l’atto, da cui la ritrattazione). La serie televisiva non cambia nulla dello scenario di fondo. Semplicemente cancella l’elemento del dubbio del consenso dal rapporto. In entrambe le versioni, Geneva non è un personaggio buono, e mette Jamie con le spalle al muro. Ma, come mostra la modifica operata dall’adattamento, questo non ha niente a che vedere con il rifiuto del protagonista di accettare un “no”, e di certo non lo giustifica. I precedenti di Outlander in quanto alla rappresentazione delle violenze sessuali non sono esattamente impeccabili. Eppure, “Delle cose perdute” riesce in un colpo solo a prendere tutti i “no significa sì” e gli “ma è lei che lo voleva” e farne un bel falò.

 

Commentando la scena sui suoi profili Facebook e Twitter, la Gabaldon si riferisce all’idea del “no vuol dire no” come a una “finzione utile” sviluppatasi negli ultimi cinquant’anni “a fronte di un contesto culturale particolarmente limitato”. Ironia vuole che, citando nel suo ragionamento il contesto culturale, la scrittrice enfatizzi ancora di più la necessità di cambiare questa scena per la serie televisiva. Pensate alla quarta stagione de Il trono di spade, in cui Jaime Lannister aggredisce sessualmente Cersei al cospetto del cadavere del figlio, tra le proteste della donna. I commenti degli attori e del regista indicano che la scena non nasce con l’intenzione di raffigurare una violenza, proprio come la Gabaldon non concepiva un Jamie stupratore, ma gran parte del pubblico ha dato un’interpretazione diversa. Un’atmosfera che si respira nel mondo reale e che la serie televisiva esplicita con dei fatti. Fare finta che non sia così significa, nel migliore dei casi, peccare di ingenuità. Nel peggiore, fare orecchie da mercante.

Oggi, nel mondo dell’intrattenimento, le scene che presentano dubbio del consenso scatenano una serie infinita di post su Twitter in quanto tacciate come #problematic. In parte grazie ai social media, la discussione su volontà e consenso nei racconti di finzione si è spostato dai circoli femministi al dibattito pubblico.

Questo mette Outlander in una posizione delicata. Da un lato, il materiale su cui si fonda è intriso della più tradizionale seduzione forzata; dall’altro, si tratta di una serie trasmessa in un’epoca in cui la cultura della violenza è sotto i riflettori come mai prima d’ora. Negli ultimi anni, grazie alla sbalorditiva crescita delle serie cinematografiche, a cui si aggiunge una televisione che non perde occasione di mostrare scene di violenza sessuale, il pubblico tende a rifiutarle quando non siano abbastanza significative. Alcuni showrunner, tra cui Bryan Fuller (American Gods, Hannibal) hanno dichiarato la loro avversione per lo stupro come espediente narrativo. Il produttore di The exorcist Jeremy Slater racconta a Variety che la presenza massiccia di scene di violenza sessuale in TV è diventata per lui “una piaga di questo settore”. Outlander ha una bella gatta da pelare, perché nei libri lo stupro è usato spesso come espediente narrativo. Nei primi due romanzi (tre in Italia, NdT), Claire subisce dei tentativi di violenza almeno quattro volte e Jamie viene stuprato, così come lo sono due personaggi a loro vicini (Mary e Fergus).

I “bodice ripper” e le commedie drammatiche in TV hanno diversi obiettivi artistici e si basano su testi diversi, ed è su questi elementi che sono valutati. Quando Outlander dimostra di esserne consapevole, la tensione tra show televisivo e materiale originale raggiunge il suo acme. In nessun altro momento della saga è tanto chiaro quanto nella scena del rapporto tra Jamie e Geneva.

Il pubblico era già stato iniziato con lo stupro di Sansa Stark in Il trono di spade e la successiva reazione su internet; con la violenza su Mellie Grant in Scandal, su Claire Underwood in  House of Cards, Jessica Jones in Jessica Jones, Anna in Downton Abbey e Dolores in Westworld. Non esistono opere d’arte sottovuoto, distaccate dal contesto contemporaneo. Nemmeno i racconti storici lo sono. E il pubblico ne ha abbastanza dello stupro in televisione.

 

Il fatto che questo episodio di Outlander risolva il problema del consenso presente del romanzo del 1993 è come un silenzioso racconto celato sotto la superficie, ed è interessante almeno quanto la storia raccontata sullo schermo. Questo è il fascino straordinario di Outlander. La vera dislocazione temporale con cui deve fare i conti non sono i due secoli che dividono Jamie e Claire, ma piuttosto il mutato dibattito culturale sul consenso nei decenni che separano i libri e la serie TV.

 

 

Articolo tratto e tradotto da: https://www.thedailybeast.com/outlander-gets-right-what-game-of-thrones-got-wrong-about-rape-and-consent-on-tv